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SuccoAcido intervista Malicuvata PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 27 Maggio 2010 00:00

[febbraio 20010 :: SuccoAcido intervista Casa Lettrice Malicuvata]

SA: Cos’è Malicuvata?
M: Un'idea nata durante una sigaretta: perché non fondiamo una casa lettrice?

SA: Cosa offre di diverso una casa lettrice da una casa editrice?
M: Casa Lettrice Malicuvata “lavora” per gli editori valutando manoscritti inediti; si (pre)occupa inoltre di leggere romanzi o saggi già pubblicati redigendo brevi note critiche che compaiono nel blog malicuvata.wordpress.com, nel sito internet malicuvata.it o in altri portali con cui la casa lettrice ha stretto collaborazioni durante questo primo anno di attività. Alcuni fra i volumi letti hanno un'altra dimensione pubblica, vengono cioè inseriti in rassegna: da Ottobre 2008 Malicuvata – in collaborazione con Zammù di Bologna – cura una rassegna letteraria che ha per titolo Dalla A allo Zammù, Alfabeto letterario. L'obiettivo è quello di dare voce, di ascoltare. Sì, siamo in ascolto.

SA: Chi si impegna nel vostro progetto? Insomma chi siete e di cosa vi occupate oltre a questo nella vita?
M: A oggi siamo venti persone tra collaboratori fissi e occasionali. Nessuno di noi, però, riesce a fare questo come mestiere, non ancora perlomeno.

SA: Dal vostro sito emerge una strenua collaborazione con la radio. Perché questo connubio?
M: Abbiamo iniziato da poco a collaborare con Radio Meridiano12. Riteniamo fondamentale collaborare con chiunque voglia stabilire un dialogo con noi, una relazione sociale, un incontro/scontro.

SA: Quanto è importante oggi promuovere la lettura?
M: Molto. Oggi, forse, è molto più importante promuovere l'ascolto: parlano tutti ma non ascolta più nessuno!

SA: Cosa ne pensate della scena sociale attuale?
M:Cos'è la scena sociale?

SA: Di cosa parlano oggi i romanzi, le storie raccontate e chi le ascolta?
M: La caraterizzazione del romanzo non è la storia – epica o meno che sia. È la voce che fa il romanzo, come lo scrivi. Le storie raccontate sono sedimenti sul fondo del vissuto di ogni uomo, quello che ci capita o ci è capitato. Il filtro letterario, la lingua, fanno il resto.

SA: Quanto interesse c’è nelle vostre iniziative e soprattutto da parte di chi?

M: Dipende dalla dimensione. Abbiamo una dimensione pubblica (fisica) e una online (virtuale); ogni dimensione ha un suo pubblico. L'interesse è quotidiano, come è quotidiana l'esistenza che conduciamo. A volte l'interesse dipende dal tempo: se piove, alle presentazioni c'è meno gente per esempio. Il pubblico – nelle due dimensioni – è composto da lettori, scrittori e amici, di ogni età.

SA: Consigliereste mai a dei ragazzi di fare gli scrittori da grandi?

M: Facciano quel che a loro pare. Una cosa però ci preme consigliarla, e non solo ai ragazzi: non guardate più la televisione! Il passo successivo sarà quello di non leggere più i giornalacci italiani. Basta subire insomma, diventiamo opìfici di senso, occupiamoci di quanto accade sotto il nostro naso, scendiamo le scale dei nostri caldi appartamenti e prendiamo un po' di freddo sulla testa. Chissà che lo sbalzo di temperatura non funga da sveglia...

SA: Ci sono degli eventi che non avete ancora organizzato ma che vorreste assolutamente vedere realizzati?
M: Ci sono moltissimi eventi che ancora vorremmo realizzare, nessuno in particolare. Lavoriamo in modo da avere continuamente nuovi interessi e nuovi orizzonti da esplorare.

SA: Secondo voi in Italia c’è abbastanza libertà nell’esprimere la propria opinione attraverso la scrittura?
M: C’è una piccola editoria molto coraggiosa, pronta a rischiare e a sperimentare. E se poi la casa editrice non ti pubblica c'è sempre la consolazione on-line, dove tutti scrivono tutto.

SA: Qual è il posto più adatto per le vostre iniziative? Quale città?
M: Non c’è un posto più adatto; c’è, al contrario, il desiderio di creare un circuito, una piccola comunità che condivida idee e progetti.

SA: Secondo voi è importante lo sfondo, ovvero il posto in cui si sviluppano delle iniziative, o è sufficiente la passione di scrittori e lettori?
M: Sicuramente trovarsi in un’atmosfera coinvolgente e stimolante aiuta moltissimo, ma la passione è la base per poter anche solo pensare un’avventura del genere.

SA: Vi sentite più vicini alla figura dello scrittore o del lettore?

M: Siamo una casa lettrice, quindi al lettore.

SA: Cosa cambiereste negli scrittori contemporanei?
M: A volte hanno bisogno di stupire e invece a volta basta sapere scrivere.

SA: E cosa nel lettore-tipo?
M: Il lettore ha sempre ragione.

SA: Ci sono, secondo voi, argomenti da cui la scrittura dovrebbe liberarsi?
M: Forse la scrittura dovrebbe liberarsi della figura dello scrittore – biologicamente priva di senso come direbbe Céline – ma non è un argomento questo. Come scritto sopra: l'argomento, la storia, sono importanti se c'è una voce.

SA: Esiste ancora la figura del poeta secondo voi?

M: Esiste, certamente. A patto che lui – il poeta – non lo sappia.

SA: Consigli per la lettura: titolo, autore, commento.
M: Peter Høeg, I quasi adatti. Un libro che inizia così: Che cos'è il tempo? E poi prosegue con il tentativo di bambini quasi adatti di distruggere il tempo a cui sono obbligati; tempo che è suonato dall'orologio a muro di una scuola speciale a Copenaghen.
Gesualdo Bufalino, La diceria dell'untore. Un libro di “giovinezze cariate” nel corpo, di stanchezza dell’attesa, di ultimi scampoli di carezze e idee: è fatto di questo e di incedere eterno. Una lingua umida di anima, gonfia, che tracima e nello stesso tempo fluisce in storia.

[da Succoacido.net]

 

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