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| sì, parli |
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| Scritto da Francesco Giuseppe Ritzu |
| Giovedì 25 Marzo 2010 00:00 |
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I Quello che penso di te lo – solamente – leggerò dentro un piccolo gesto una mano soltanto che mi bussa nel suono che facevi chiedendomi nel chiederti e mai più da quel giorno chiedere Quello che penso di te lo avrò soltanto nel mio piccolo dizionario di etimologia volgare nel filtro temporale tra uno spazio pensato e uno spazio già detto a volte scritto Quello che penso di te è un libro da scrivere una vita – tua – che non conosco un attimo che nel medesimo di verdi occhi marroni mi sfugge Quello che penso di te è non pensarti Parlami sdegnata se vuoi, ma parlami II si parli ancora finacché rotoli di carte ciàvvolgano si parli confusi della corrente dalla corrente e non s’arrivi mai arrischiando l’arrivo non s’arrischi mai l’arrivo d’un cammino si parli intanto di tanto in tanto [se poi, sciarpato e raccolto talmente che manco respiro dal naso, lo sforzo rappresentativo si riducesse a tre ore la mattina bofonchiando d’opera d’arte e gruppo panico, quel nespolo imbiancato di notti sudate e tossite sarebbe stato quotidiano; o rimozione del ricordo.] |







