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a domanda risponde Alessandro Marchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 19 Febbraio 2010 00:00

Lorenzo Mari :: Parada Ópera è un testo che si situa, con consapevolezza e determinazione, in un preciso contesto storico: la Spagna dei primi anni zero – vista attraverso gli occhi di due italiani emigrati a Madrid. Per essere ancora più precisi, gli occhi che guardano questa realtà, che la esplorano, che ne rimangono a tratti affascinati a tratti delusi sono quelli di due persone che non si sentono più tanto giovani, avendo passato la soglia dei trent’anni e sentendone abbondantemente il peso. Contano già i progetti falliti, i cambiamenti mai arrivati, le insicurezze generate da un’esistenza mai del tutto affrancata da uno stato di precarietà che non è mai soltanto economica (il romanzo, infatti, è perfettamente allineato con i tempi che descrive, di poco anteriori all’emersione mediatica del fenomeno-precariato). Ti chiedo: perché questa scelta? Da dove nasce questa rappresentazione dei trentenni di oggi? E non ti pare che, a fronte di una crisi economica che sta ridisegnando rapidamente le facce di Italia e Spagna, questa sia già la rappresentazione di ieri?

Alessandro Marchi :: La scelta nasce semplicemente dal fatto che il tempo “presente” del romanzo corrisponde a quello che io stesso ho vissuto in Spagna. Ho quindi parlato di situazioni che conosco bene, non artefatte. Il protagonista ha quasi 40 anni, e la sua situazione di precariato è quasi esclusivamente esistenziale. Infatti ha un lavoro che non lo soddisfa ma stabile e ben remunerato (nel settimanale di rosa). L’obiettivo del romanzo non era comunque vincolare la vicenda narrata ad un particolare contesto storico-economico-sociale: come evidenzia la nota finale, quella descritta può essere la storia di tutti. Non credo inoltre che la crisi stia “ridisegnando rapidamente le facce di Italia e Spagna”. Questo è quello che possono dire gli indicatori macroeconomici, ma le persone che vedo attorno a me vivono le situazioni reali non in base ad una crescita del PIL all’1% piuttosto che allo 0,7%. Inoltre i due Paesi, per quel poco che li conosco, si sono ben guardati dal lasciarsi alle spalle vecchi pregi e difetti.

 

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