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Scritto da Mattia Piano
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Venerdì 28 Gennaio 2011 00:00 |
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Non ho nemmeno una stanza tutta per me. Potrei fare carte false per avere la tua. Ma sono sicuro di poterla avere mai.
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Un weekend [non] postmoderno: le vacanze romane di Tondelli |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Venerdì 14 Gennaio 2011 00:00 |
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Un’estate dentro a un weekend, e un weekend che sintetizza, in sei, sette feste, disseminate in tutta Europa, il carattere di un’epoca. È in questa duplice ottica che il fatto di accostarsi al capitolo “L’estate romana”, collocato nelle prime pagine del Weekend postmoderno[1] – nella sezione degli Scenari italiani, che avrebbero dovuto essere riecheggiati anche dal primo sottotitolo dell’opera, Scenari dagli anni Ottanta, poi modificato in Cronache dagli anni Ottanta – significa fare i conti con una serie di discrasie temporali.
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Soulima Stravinsky, Quartetti per archi 1-3, 1982-1987 |
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Scritto da Ethan Prescott
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Venerdì 10 Dicembre 2010 00:00 |
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Ecco il più giovane sudare dietro agli intrichi irregolari in cui il più vecchio lo aveva infilato – sudare e imprecare sottovoce, curvo sulla tastiera, la lingua stretta tra i denti per la concentrazione, mai una battuta uguale all’altra, mai la rassicurante prevedibilità di uno sviluppo coerente, solo rotture, crasi, sincopi, fratture. E Igor, all’altro lato della tastiera, o all’altro pianoforte, a cincischiare le melodie, fintamente concentrato, in realtà soprappensiero, forse pure un po’ brillo.
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[dialoghi da] doppia velocità |
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Scritto da Gianni Tetti e Fabrizio Gabrielli
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Giovedì 02 Dicembre 2010 00:00 |
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Voglio dire, Zuckerberg andrebbe citato in giudizio per appropriazione indebita di lessema. A me capita d'incontrare per la strada gente mai vista in precedenza che poi magari ci scambi due parole, oh, non ti trovi su niente, ma sai tipo gli antipodi? eppure fieri ti ricordano siamo a-mi-ci su fèisbuc, ed il fatto che a quel contatto non corrisponda poi un'amicizia nella vita normale, una ròba universalmente accettata come amicizia in quella cosa universalmente riconosciuta come vita, ecco, mi fa venire la vocazione del lessicografo, a me.
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Rafail Dvoinikov – Sonata per viola sola, 1951 |
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Scritto da Ethan Prescott
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Venerdì 26 Novembre 2010 00:00 |
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Eppure tra quei ghirigori impacciati sentiamo nascondersi un nucleo fascinoso di dolore, un grumo di spaventata bellezza – lo percepiamo risuonare leggerissimo nei silenzi, nel gioco traslucido degli armonici. È quella, la musica sottintesa delle vibrazioni e degli ipertoni, che vorremmo sentire, perché la intuiamo assai più bella e dolce di questa, reale, che ci strazia le orecchie e ci fa sbuffare
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C'è linguaggiosità nella musica? |
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Venerdì 19 Novembre 2010 00:00 |
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M'avrebbe dovuto suffragare la convinzione sull'esistenza d'una traducibilità a qualche livello della musica in linguaggio, la storiella dell'adattamento letterario dell'Offerta Musicale. Epperò. Ho riscontrato che nello scrivere un po' tutti, me incluso, tendiamo a sorreggerci ad una grammatica (una macrogrammatica) musicale. C'è un pezzo del reading di Katacrash che sto portando in giro in cui avvicino la creazione di un beat hip hop, che ha nel campionamento un modus operandi acclarato, nel quotidiano sragionare: dopotutto ogni volta che ragioniamo prendiamo in prestito assunti, frasi intere, suoni già fatti vibrare da altre corde vocali, li rielaboriamo e li stendiamo sul multitraccia del pensiero: ragioniamo (e scriviamo) per sample. Simple, no? Quindi in un certo senso traduciamo schemi musicali in schemi linguistici.
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La musica è un linguaggio? |
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Scritto da Claudio Morandini e Lorenzo Mari
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Venerdì 12 Novembre 2010 00:00 |
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Mi chiedi se la musica possa soccorrere la letteratura nella riflessione su se stessa, attraverso il confronto tra le peculiarità e le differenze dei due linguaggi. Perché no, mi dico. A patto che con “musica” non si intenda semplicemente il mondo colorato di chi vive di musica, la ascolta, la produce, la esegue, la scrive – in tal caso la musica vale quanto, che so, l’architettura, il giardinaggio o qualunque altro microcosmo popolato di personaggi più o meno singolari. E a patto che non si parli di “musicalità” della lingua – questa è semplicemente la cara vecchia retorica dei classici, altro che musica. Ma una letteratura che si avvicina alla musica, ne “imita” le forme, ne esplora le strutture, e allo stesso tempo non si illude di trasformarsi in musica, perché procederà sempre con approssimazione, per analogie o per contrasti – ecco, una letteratura così può avere un qualche senso anche oggi, sarà una riflessione sui fondamenti e sui processi del linguaggio.
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Scritto da Claudio Morandini
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Giovedì 11 Novembre 2010 00:00 |
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Caro Lorenzo, la tua lettura di “Rapsodia su un solo tema” come di un testo post-moderno è convincente – lo è, post-moderno, anche se non era programmato che lo fosse. Credo che sia l’effetto – inevitabile, e da un certo punto in poi assecondato – di un modo di scrivere, il mio, che non segue un’architettura definita, e si fonda sull’affastellamento per anni di pagine disparate attorno a un vaghissimo spunto iniziale, come è stato anche per “Le larve”.
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ricordi di vento e cemento |
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Scritto da Gianni Tetti e Fabrizio Gabrielli
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Venerdì 05 Novembre 2010 00:00 |
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Ogni uomo ha un nucleo ancestrale nero come il petrolio. L’istinto, la rabbia, la voglia. E di questo parlo. Perché i sardi calpestano il futuro come gli altri e i miei personaggi ci vivono dentro a questi anni sottozero dove se non ringhi tanto peggio per te. E ho pensato che all’ultimo piano del palazzo di una multinazionale a New York, dove lavorano i pezzi grossi, si ringhia molto più che tra la gente di cui parlo io, che vive tutta sottoterra. E ho pensato che di tutto questo volevo parlarne. Di questo mondo dove tutti sono buoni e sono cattivi allo stesso tempo. Dove il più forte vince. Dove c’è sempre qualcuno più in alto di te. E così via.
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Scritto da Gabriele Xella
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Mercoledì 03 Novembre 2010 00:00 |
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Dunque si cammina sui cocci creati o sui cocci altrui. Tornano le zanzare ad essere arrostite. Quanto mi dispiace che sia così faticoso sistemare le questioni – bisognerebbe prendere a pugni il rancore, il vero significato della parola umiltà. Il ripasso inesauribile delle sciocchezze – girare intorno al problema con l'interpretazione da oscar. Non ho più intenzione di stare fermo sulle stesse cose, e neanche andarmene facendo finta di essere felice.
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Scritto da Julio Cortázar
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Venerdì 08 Ottobre 2010 00:00 |
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Un povero cronopio se ne va con la sua macchina quando giunto ad un angolo si rompono i freni, e va a sbattere contro un'altra auto. Un vigile s'avvicina minacciosamente cacciando fuori un taccuino con la copertina azzurra. "Non sa portarla la macchina, lei laggiù?" grida il vigile.
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Scritto da Julio Cortázar
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Venerdì 24 Settembre 2010 00:00 |
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Un fama lavorava così tanto nel campo della yerba mate che non gli rimaneva tempo-per-fare-nulla. Così questo fama si trovava a languire per qualche momento, e alzando-gli-occhi-al-cielo esclamava frequentemente "Quanto soffro! Sono vittima del lavoro, e sebbene esempio di laboriosità, la-mia-vita-è-un-martirio!".
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lenny bruce is not a-french |
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Scritto da Simone Rossi
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Mercoledì 22 Settembre 2010 00:00 |
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Mercoledì 3 agosto 1966 la scena è proprio lo stereotipo della gioventù bruciata: un corpo nudo sul pavimento del bagno di una villetta di Hollywood Boulevard, una siringa e il tappino di una bottiglia di birra tutto bruciacchiato di morfina. Il corpo è quello di Lenny Bruce, anche queste parole, anche queste parolacce.
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Pranzi (ergo, quell'affamato infame d'un fama) |
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Scritto da Julio Cortázar
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Giovedì 16 Settembre 2010 00:00 |
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Nei ristoranti dei cronopi succedono di queste cose, tipo che un fama chiede con grande concentrazione una bistecca con patate fritte, e resta senza parole quando il cameriere cronopio gli chiede quante patate fritte desidera. Che significa quante? vocifera il fama. Mi porti patate fritte e basta, eccheccazzo!
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Scritto da Filippo Tuena
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Venerdì 10 Settembre 2010 00:00 |
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Poche sere prima dell’uscita del tuo romanzo sogni di trovarti nella redazione della tua casa editrice e aspetti che dalla tipografia arrivino le prime copie del tuo libro. Sei molto eccitato e con te si trovano i redattori e il direttore editoriale con i quali hai lavorato nei mesi precedenti con grande affiatamento e reciproca disponibilità. L’atmosfera è festosa, come se ci si trovasse a un battesimo. Tu sei piuttosto inquieto perché percepisci qualcosa di negativo, ma non sei in grado di chiarire l’origine di questo tuo malumore.
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Vila-Matas è easside, bro |
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Sabato 31 Luglio 2010 00:00 |
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Enrique Vila-Matas, che possiamo ragionevolmente annoverare tra gl'ospiti inospitati di Passaggi per il bosco (un po' come De Gregori ed i Paper Bird, dopotutto) un giorno finì che lo invitarono per davvero, ad un festival, lui non sapeva come arrivarci, mi dite dov'è il ponente?, chiese, gli dissero il ponente dov'è che stava e lui marciò, marciò in disciplinevole silenzio, finché non giunse a Limerick.
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Scritto da Dario Falconi
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Venerdì 23 Luglio 2010 00:00 |
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Il Professore universitario sostiene che il Tiranno ha distrutto l'Università e che bisogna fare la Rivoluzione. Eppure presiede concorsi fasulli, insegna contemporaneamente in università pubbliche e private, non riceve gli studenti. Il Giurista sostiene che il Tiranno ha distrutto la Giustizia e che bisogna fare la Rivoluzione. Eppure non dimentica mai di far eseguire il provvedimento di sfratto contro la vedova del cassaintegrato e corrompe (o si lascia corrompere da) giudici e colleghi al fine di vincere (o perdere) una causa.
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Scritto da Tod Robbins
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Venerdì 16 Luglio 2010 00:00 |
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Ho lavorato tutta la vita come un’ape e molti avrebbero voluto saccheggiare il mio alveare. Ecco, adesso ce l’hanno, sono felici. Almeno non desiderano più la mia morte, è una soddisfazione. Sono tranquilli, mi credono al sicuro sottoterra, e dicono d’essere cristiani! Io ho un nipote, un tipo grassoccio e avido. Se ne sta lì con un’espressione da idiota; ma è furbo lui. Non mi piace, così l’ho sempre tenuto vicino a me. Uno scorpione è meglio tenerlo di fianco che alle spalle. Spesso mi chiedeva: «Zio, sei ricchissimo, non è vero?» E io, per non dare nell’occhio, rispondevo: «Beh, dipende, ho un paio di milioni.» La sua bocca rotonda e umida si apre appena, i suoi occhi sono piccoli e assonnati come coperti da una sorta di pellicola. È un tipo maledettamente avido.
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Scritto da Elena Marinelli
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Venerdì 02 Luglio 2010 00:00 |
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Questa la so. L’originalità ha finito, non si possono attaccare le etichette sulle cose: l’arte, se vogliamo parlare di arte, non è nel dominio della legge, non sta nel diritto. Posso dire cosa penso dell’originalità nell’arte? Non mi interessa da dove l’hai preso, voglio solo sapere dove lo stai portando, e possibilmente ne vorrei un pezzo. Questa l’ho scritta l’altro giorno, e non è nemmeno mia (è di Godard, tipo). E poi Daniele Luttazzi ha usato la semiotica per respingere le accuse di plagio che gli stanno piovendo addosso e un intero capitolo della mia tesi (in semiotica) era dedicato al furto: io sto dalla parte dei ladri, di solito.
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Scritto da Carlo Palizzi
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Giovedì 24 Giugno 2010 00:00 |
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La prima volta che Lubitch trova una stanza a Bologna è appena uscito il suo primo libro e io devo ancora decidere dove compiere trentanni; quando lo decido, mi regalano un posacenere, una torta di mele e un disco: rimango a Cagliari fino a settembre e in aeroporto i saluti sembrano definitivi come quelli di dieci anni prima, quando sciarpato di rosso la destinazione era una scuola alpina. Il racconto continua, Lubitch suona la chitarra, Bolero legge costretto a voce alta; dalla vineria arrivano rumori di posate e bicchieri.
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SuccoAcido intervista Malicuvata |
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Scritto da Redazione
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Giovedì 27 Maggio 2010 00:00 |
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SA: Cosa offre di diverso una casa lettrice da una casa editrice? M: Casa Lettrice Malicuvata “lavora” per gli editori valutando manoscritti inediti; si (pre)occupa inoltre di leggere romanzi o saggi già pubblicati redigendo brevi note critiche che compaiono nel blog malicuvata.wordpress.com, nel sito internet malicuvata.it o in altri portali con cui la casa lettrice ha stretto collaborazioni durante questo primo anno di attività. Alcuni fra i volumi letti hanno un'altra dimensione pubblica, vengono cioè inseriti in rassegna: da Ottobre 2008 Malicuvata – in collaborazione con Zammù di Bologna – cura una rassegna letteraria che ha per titolo Dalla A allo Zammù, Alfabeto letterario. L'obiettivo è quello di dare voce, di ascoltare. Sì, siamo in ascolto.
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Scritto da Fabiano Alborghetti
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Martedì 18 Maggio 2010 00:00 |
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La televisione offre una cronaca fatta da barbagli al fosforo, un effetto stroboscopio che non permette il tempo perché esige un tempo ritmico, scandito e fitto. L’occhio e l’attenzione sono come in una sorta di coma farmacologico e al tempo stesso in iper-sollecitazione. C’è così tanto mostrato che tutto diventa invisibile, è massa di cose, informazioni e persone. La poesia non è una massa, è una singolarità, ed ecco perché fa più male: chiede attenzione e focalizza.
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Scritto da Graziana Lucarelli
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Giovedì 13 Maggio 2010 00:00 |
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Roberto, ti amo tu hai smesso la giacca, il tuo nome pur di sentire da vivo nell’angolo cieco di un letto hai trovato parole che vogliono dire coerenze da non mantenere io provo l’orgoglio Roberto per l’uomo che tra le lenzuola si è perso si è perso mentre cercava un sogno di luna o solo una rana in città
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Scritto da Frabrizio Gabrielli
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Giovedì 06 Maggio 2010 00:00 |
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Ti sei mai scritta addosso, bella mia? Penserai mica ti creda quando dici giammai, che io l'ho visto il tuo tatuaggio, sai, l'ho visto sull'anca, l'ho scorto per un frammento di secondo, e già mi manca. Volevo farmi vergare, in bella calligrafia, "catala tregua tregua espera" sul braccio destro. Ma i tatuaggi son per sempre, e mica ci si può scrivere sempre addosso, bisogna adattarsi ai contesti, ai testi, alle stagioni, come le scarpe. Ora ho un paio di scarpe bianche irrorate di lettere nere, se t'avvicini con l'occhio ci scorgi "catala tregua tregua esp". Non ce l'ho fatta: stavo per finire la frase quando m'è cambiato periodo sotto il culo. Bisogna sapersi adattare ai contesti, ai testi, bisogna essere ca-ma-le-on-ti-ci, non lo dicevi tu, bella mia?
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Scritto da Carlo Palizzi
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Lunedì 26 Aprile 2010 00:00 |
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Massimo pensa alle ossa del balosso suo nonno, zuppate e marcite sotto la terra esplosa; ascolta il racconto di Jacopo e saluta con un sorriso il nuovo cliente del bar: una birra, due libri, il Signor Bonaventura, leggiamo, la passione per Chopin del gerarca nazista, ancora due parole mischiate al solito grazie che suona blasfemo: Chi siamo se manchiamo di relazione?
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A domanda risponde Fabiano Alborghetti |
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Scritto da Graziana Lucarelli
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Venerdì 23 Aprile 2010 00:00 |
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La poesia contemporanea c’è ed è viva, molto viva. Sia quella dei succitati “maestri” che quella delle nuove generazioni, e questo spesso grazie a medi e piccoli editori (ma questo è un altro discorso). E’ cosi viva da essere fin troppo affollata (ed è vero: tutti scrivono ma quasi nessuno legge ed è per questo che, ripeto, la poesia è poco presente nelle grandi case editrici). E’ faticoso scremare ma si trovano perle eccezionali, come ad esempio Fabio Franzin ed il suo ultimo libro, “Fabrica”; Matteo Fantuzzi in “Kobarid”; Simone Cattaneo, prematuramente scomparso.
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A domanda risponde Marta Casarini |
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Giovedì 01 Aprile 2010 00:00 |
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Marta Casarini: In Nina Nihil giù per terra cito Beckett e le sue rughe per parlare del forte legame tra pensiero, percezione di sé e caratteristiche fisiche: sono convinta che ogni neo, gobba sul naso, smagliatura e alluce valgo condizionino e influenzino la nostra vita e il nostro atteggiamento verso il mondo, e che pelle e pensiero non si possano scindere, a meno di non voler prendere drasticamente le distanze dalla propria realtà.
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Scritto da Ugo Coppari
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Giovedì 25 Marzo 2010 00:00 |
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Al calar della sera i tre sono pronti per partire, brinderanno ad una nuova vita. La mongolfiera li avrebbe fatti volare in alto, ne erano sicuri. Così indossano i giubbini coprenti, infilano in testa i cappelli di lana e si assicurano di aver preso tutto l’occorrente per prendere il volo. Si infilano nella stretta cesta di vimini e eseguono tutte le procedure necessarie per dar vita al grande pallone che s’alzerà sopra le loro teste. Marta dice di essere davvero eccitata, Stefano fa finta di niente. Nel frattempo Marco comincia a maledire il cielo, le bombole del gas sembrano esaurite. Così Marta, che non si perde mai d’animo, consiglia a Marco di mantenere la calma e riprovarci ancora. Ma dopo un’ora si rendono conto che non c’è altro da fare se non rinunciare al volo.
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Scritto da Francesco Giuseppe Ritzu
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Giovedì 25 Marzo 2010 00:00 |
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si parli ancora finacché rotoli di carte ciàvvolgano si parli confusi della corrente dalla corrente e non s’arrivi mai arrischiando l’arrivo [...]
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Scritto da Dario Falconi
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Giovedì 18 Marzo 2010 00:00 |
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E lui le aveva detto quello che ogni uomo sa dire. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che voleva una famiglia con lei e dei figli ed una casa piccola con un giardino piccolo e con due cani grandi. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che voleva una famiglia con lei e dei figli ed una casa piccola con un giardino piccolo e con due cani grandi. Che non era mai stato così felice e che avrebbe vissuto ogni giorno per farla felice. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere.
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Quando lo si faceva noialtri, il rap |
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Venerdì 12 Marzo 2010 00:00 |
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Quando ci stavamo dentro noi, Mondo Marcio stava ancora a combattere con lo psicanalista chiuso dentro una scatola, bro. Noialtri s’è vista La Pina quando le piovevano addosso angeli, quella delle Spice Girls quando le piovevano addosso uomini, Jovanotti quando gli pioveva addosso e basta. La Pina, in quei giorni gloriosi, rimava ancora per la NientexNiente Production, scriveva lettere incazzate ad AL e si faceva fare le buone cosucce da El Prez, al secolo Esa. Platinette, che oggi la spalleggia su Radio Deejay, faceva ancora il metalmeccanico al Lingotto. Quando lo si faceva noialtri, il rap, Neffa non aveva ancora optato per la svolta pop. Alla sua Signorina chiedeva di non tradirlo mai, gorgogliamenti di Giuliano Palma inclusi. Poi sarebbero diventati tutti e due carne da crocifissione, uno cantautore financo impegnato, l’altro skaeggiante maitre-à-penser dei Blue Beaters. La città non era ancora tutta loro, insomma.
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A domanda rispondono Falconi e Gabrielli |
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Scritto da Antonio Tirelli
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Venerdì 26 Febbraio 2010 00:00 |
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Vedi Katacrash: i personaggi sono infottati con la doppia acca e per dialogare con se stessi e col mondo utilizzano la lingua che ci si aspetti utilizzino tre giovanotti infottati con la doppia acca. Non è allora possibile "elevare" quella lingua underground, con il suo slang, la sua lessicografia, la sua sintassi? Per dirla quasi con presunzione, non si può donarle dignità culturale e letteraria? Ce l'hanno fatta in Argentina col Lunfardo. Ce l'hanno fatta in Francia con certi argot. In Italia tutta una serie di penne, chenesò Nori o Benati, riprendono il filo quasi ininseguibile della lingua parlata. Allora si può, anzichenò.
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a domanda risponde Alessandro Marchi |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Venerdì 19 Febbraio 2010 00:00 |
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Parada Ópera è un testo che si situa, con consapevolezza e determinazione, in un preciso contesto storico: la Spagna dei primi anni zero – vista attraverso gli occhi di due italiani emigrati a Madrid. Per essere ancora più precisi, gli occhi che guardano questa realtà, che la esplorano, che ne rimangono a tratti affascinati a tratti delusi sono quelli di due persone che non si sentono più tanto giovani, avendo passato la soglia dei trent’anni e sentendone abbondantemente il peso.
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dalì ha ragione (anche no) |
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Scritto da Simone Rossi
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Venerdì 05 Febbraio 2010 00:00 |
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Dalì insegna a dipingere il cielo e la carne, e poi spiega perché il Verde Veronese è il Maresciallo di Tutti i Verdi, e raccomanda di iniziare a disegnare la figura umana partendo dall’alluce, perché “partire dalla testa sarebbe un errore imperdonabile”, e questa non è mica una spiegazione, è una ripetizione dello stesso concetto, esatto, concetto che come tutti gli altri è narcotizzato dall’apparizione finale della mano dell’angelo che spazza via ogni coerenza.
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Appunti per una rielaborazione del [r]utto |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Venerdì 22 Gennaio 2010 00:00 |
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Ci ho messo un po’ di tempo, a digerirla, quella poesia, anche perché gli effetti della digestione erano un paradosso etico. La bomba-rutto. Ma poi negli anni se ne sono sentiti di rutti, che ci si è fatta l’abitudine, dei rutti usati, come da bambini, per dire parole, o frasi – e io non ci vado, non ci posso andare, perché la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché da giovane militavo tra – hai capito – quegli altri, e la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché il 2 agosto di solito sono in Sardegna, e poi – lo sai – la piazza è ideologizzata RUTTO Fioravanti libero RUTTO Fioravanti libero, soprattutto, che il giorno dopo rilascia interviste a destra e soprattutto a sinistra [...]
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