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Vila-Matas è easside, bro PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Gabrielli   
Sabato 31 Luglio 2010 00:00

Enrique Vila-Matas, che possiamo ragionevolmente annoverare tra gl'ospiti inospitati di Passaggi per il bosco (un po' come De Gregori ed i Paper Bird, dopotutto) un giorno finì che lo invitarono per davvero, ad un festival, lui non sapeva come arrivarci, mi dite dov'è il ponente?, chiese, gli dissero il ponente dov'è che stava e lui marciò, marciò in disciplinevole silenzio, finché non giunse a Limerick.

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Aforisme di corte 15 PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Falconi   
Venerdì 23 Luglio 2010 00:00

Il Professore universitario sostiene che il Tiranno ha distrutto l'Università e che bisogna fare la Rivoluzione.
Eppure presiede concorsi fasulli, insegna contemporaneamente in università pubbliche e private, non riceve gli studenti.
Il Giurista sostiene che il Tiranno ha distrutto la Giustizia e che bisogna fare la Rivoluzione.
Eppure non dimentica mai di far eseguire il provvedimento di sfratto contro la vedova del cassaintegrato e corrompe (o si lascia corrompere da) giudici e colleghi al fine di vincere (o perdere) una causa.

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Una voce dall’oltretomba PDF Stampa E-mail
Scritto da Tod Robbins   
Venerdì 16 Luglio 2010 00:00

Ho lavorato tutta la vita come un’ape e molti avrebbero voluto saccheggiare il mio alveare. Ecco, adesso ce l’hanno, sono felici. Almeno non desiderano più la mia morte, è una soddisfazione. Sono tranquilli, mi credono al sicuro sottoterra, e dicono d’essere cristiani!
Io ho un nipote, un tipo grassoccio e avido. Se ne sta lì con un’espressione da idiota; ma è furbo lui.
Non mi piace, così l’ho sempre tenuto vicino a me. Uno scorpione è meglio tenerlo di fianco che alle spalle.
Spesso mi chiedeva: «Zio, sei ricchissimo, non è vero?» E io, per non dare nell’occhio, rispondevo: «Beh, dipende, ho un paio di milioni.»
La sua bocca rotonda e umida si apre appena,  i suoi occhi sono piccoli e assonnati come coperti da una sorta di pellicola. È un tipo maledettamente avido.

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in tre, vista PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marinelli   
Venerdì 02 Luglio 2010 00:00

Questa la so. L’originalità ha finito, non si possono attaccare le etichette sulle cose: l’arte, se vogliamo parlare di arte, non è nel dominio della legge, non sta nel diritto. Posso dire cosa penso dell’originalità nell’arte? Non mi interessa da dove l’hai preso, voglio solo sapere dove lo stai portando, e possibilmente ne vorrei un pezzo. Questa l’ho scritta l’altro giorno, e non è nemmeno mia (è di Godard, tipo). E poi Daniele Luttazzi ha usato la semiotica per respingere le accuse di plagio che gli stanno piovendo addosso e un intero capitolo della mia tesi (in semiotica) era dedicato al furto: io sto dalla parte dei ladri, di solito.

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Branco gnu in Saragozza PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Palizzi   
Giovedì 24 Giugno 2010 00:00

La prima volta che Lubitch trova una stanza a Bologna è appena uscito il suo primo libro e io devo ancora decidere dove compiere trentanni; quando lo decido, mi regalano un posacenere, una torta di mele e un disco: rimango a Cagliari fino a settembre e in aeroporto i saluti sembrano definitivi come quelli di dieci anni prima, quando sciarpato di rosso la destinazione era una scuola alpina.
Il racconto continua, Lubitch suona la chitarra, Bolero legge costretto a voce alta; dalla vineria arrivano rumori di posate e bicchieri.

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SuccoAcido intervista Malicuvata PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 27 Maggio 2010 00:00

SA: Cosa offre di diverso una casa lettrice da una casa editrice?
M: Casa Lettrice Malicuvata “lavora” per gli editori valutando manoscritti inediti; si (pre)occupa inoltre di leggere romanzi o saggi già pubblicati redigendo brevi note critiche che compaiono nel blog malicuvata.wordpress.com, nel sito internet malicuvata.it o in altri portali con cui la casa lettrice ha stretto collaborazioni durante questo primo anno di attività. Alcuni fra i volumi letti hanno un'altra dimensione pubblica, vengono cioè inseriti in rassegna: da Ottobre 2008 Malicuvata – in collaborazione con Zammù di Bologna – cura una rassegna letteraria che ha per titolo Dalla A allo Zammù, Alfabeto letterario. L'obiettivo è quello di dare voce, di ascoltare. Sì, siamo in ascolto.

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fragile non è il canto PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabiano Alborghetti   
Martedì 18 Maggio 2010 00:00

La televisione offre una cronaca fatta da barbagli al fosforo, un effetto stroboscopio che non permette il tempo perché esige un tempo ritmico, scandito e fitto. L’occhio e l’attenzione sono come in una sorta di coma farmacologico e al tempo stesso in iper-sollecitazione. C’è così tanto mostrato che tutto diventa invisibile, è massa di cose, informazioni e persone. La poesia non è una massa, è una singolarità, ed ecco perché fa più male: chiede attenzione e focalizza.

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Roberto, ti amo PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziana Lucarelli   
Giovedì 13 Maggio 2010 00:00

Roberto, ti amo
tu hai smesso la giacca, il tuo nome
pur di sentire da vivo
nell’angolo cieco di un letto hai trovato
parole che vogliono dire
coerenze da non mantenere
io provo l’orgoglio Roberto
per l’uomo che tra le lenzuola si è perso
si è perso mentre cercava
un sogno di luna o solo una rana
in città

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Scriversi addosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Frabrizio Gabrielli   
Giovedì 06 Maggio 2010 00:00

Ti sei mai scritta addosso, bella mia?
Penserai mica ti creda quando dici giammai, che io l'ho visto il tuo tatuaggio, sai, l'ho visto sull'anca, l'ho scorto per un frammento di secondo, e già mi manca. Volevo farmi vergare, in bella calligrafia, "catala tregua tregua espera" sul braccio destro. Ma i tatuaggi son per sempre, e mica ci si può scrivere sempre addosso, bisogna adattarsi ai contesti, ai testi, alle stagioni, come le scarpe. Ora ho un paio di scarpe bianche irrorate di lettere nere, se t'avvicini con l'occhio ci scorgi "catala tregua tregua esp". Non ce l'ho fatta: stavo per finire la frase quando m'è cambiato periodo sotto il culo.
Bisogna sapersi adattare ai contesti, ai testi, bisogna essere ca-ma-le-on-ti-ci, non lo dicevi tu, bella mia?

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oh balosso! PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Palizzi   
Lunedì 26 Aprile 2010 00:00

Massimo pensa alle ossa del balosso suo nonno, zuppate e marcite sotto la terra esplosa; ascolta il racconto di Jacopo e saluta con un sorriso il nuovo cliente del bar: una birra, due libri, il Signor Bonaventura, leggiamo, la passione per Chopin del gerarca nazista, ancora due parole mischiate al solito grazie che suona blasfemo: Chi siamo se manchiamo di relazione?

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A domanda risponde Fabiano Alborghetti PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziana Lucarelli   
Venerdì 23 Aprile 2010 00:00

La poesia contemporanea c’è ed è viva, molto viva. Sia quella dei succitati “maestri” che quella delle nuove generazioni, e questo spesso grazie a medi e piccoli editori (ma questo è un altro discorso). E’ cosi viva da essere fin troppo affollata (ed è vero: tutti scrivono ma quasi nessuno legge ed è per questo che, ripeto, la poesia è poco presente nelle grandi case editrici). E’ faticoso scremare ma si trovano perle eccezionali, come ad esempio Fabio Franzin ed il suo ultimo libro, “Fabrica”; Matteo Fantuzzi in “Kobarid”; Simone Cattaneo, prematuramente scomparso.

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A domanda risponde Marta Casarini PDF Stampa E-mail
Scritto da Marialuisa Fascì Spurio   
Giovedì 01 Aprile 2010 00:00

Marta Casarini: In Nina Nihil giù per terra cito Beckett e le sue rughe per parlare del forte legame tra pensiero, percezione di sé e caratteristiche fisiche: sono convinta che ogni neo, gobba sul naso, smagliatura e alluce valgo condizionino e influenzino la nostra vita e il nostro atteggiamento verso il mondo, e che pelle e pensiero non si possano scindere, a meno di non voler prendere drasticamente le distanze dalla propria realtà.

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Il posto fisso PDF Stampa E-mail
Scritto da Ugo Coppari   
Giovedì 25 Marzo 2010 00:00

Al calar della sera i tre sono pronti per partire, brinderanno ad una nuova vita. La mongolfiera li avrebbe fatti volare in alto, ne erano sicuri. Così indossano i giubbini coprenti, infilano in testa i cappelli di lana e si assicurano di aver preso tutto l’occorrente per prendere il volo. Si infilano nella stretta cesta di vimini e eseguono tutte le procedure necessarie per dar vita al grande pallone che s’alzerà sopra le loro teste. Marta dice di essere davvero eccitata, Stefano fa finta di niente. Nel frattempo Marco comincia a maledire il cielo, le bombole del gas sembrano esaurite. Così Marta, che non si perde mai d’animo, consiglia a Marco di mantenere la calma e riprovarci ancora. Ma dopo un’ora si rendono conto che non c’è altro da fare se non rinunciare al volo.

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sì, parli PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Giuseppe Ritzu   
Giovedì 25 Marzo 2010 00:00

si parli ancora finacché rotoli
di carte
ciàvvolgano
si parli confusi della corrente
dalla corrente
e non s’arrivi mai
arrischiando l’arrivo
[...]

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Patagonìa PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Falconi   
Giovedì 18 Marzo 2010 00:00

E lui le aveva detto quello che ogni uomo sa dire. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che voleva una famiglia con lei e dei figli ed una casa piccola con un giardino piccolo e con due cani grandi. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere. Che lei era la sola che potesse desiderare. Che voleva una famiglia con lei e dei figli ed una casa piccola con un giardino piccolo e con due cani grandi. Che non era mai stato così felice e che avrebbe vissuto ogni giorno per farla felice. Che l’amava, certo. Di un amore unico che nessun altro poteva comprendere.

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Quando lo si faceva noialtri, il rap PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Gabrielli   
Venerdì 12 Marzo 2010 00:00

Quando ci stavamo dentro noi, Mondo Marcio stava ancora a combattere con lo psicanalista chiuso dentro una scatola, bro.
Noialtri s’è vista La Pina quando le piovevano addosso angeli, quella delle Spice Girls quando le piovevano addosso uomini, Jovanotti quando gli pioveva addosso e basta.
La Pina, in quei giorni gloriosi, rimava ancora per la NientexNiente Production, scriveva lettere incazzate ad AL e si faceva fare le buone cosucce da El Prez, al secolo Esa.
Platinette, che oggi la spalleggia su Radio Deejay, faceva ancora il metalmeccanico al Lingotto.
Quando lo si faceva noialtri, il rap, Neffa non aveva ancora optato per la svolta pop. Alla sua Signorina chiedeva di non tradirlo mai, gorgogliamenti di Giuliano Palma inclusi. Poi sarebbero diventati tutti e due carne da crocifissione, uno cantautore financo impegnato, l’altro skaeggiante maitre-à-penser dei Blue Beaters. La città non era ancora tutta loro, insomma.

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A domanda rispondono Falconi e Gabrielli PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Tirelli   
Venerdì 26 Febbraio 2010 00:00

Vedi Katacrash: i personaggi sono infottati con la doppia acca e per dialogare con se stessi e col mondo utilizzano la lingua che ci si aspetti utilizzino tre giovanotti infottati con la doppia acca. Non è allora possibile "elevare" quella lingua underground, con il suo slang, la sua lessicografia, la sua sintassi? Per dirla quasi con presunzione, non si può donarle dignità culturale e letteraria? Ce l'hanno fatta in Argentina col Lunfardo. Ce l'hanno fatta in Francia con certi argot. In Italia tutta una serie di penne, chenesò Nori o Benati, riprendono il filo quasi ininseguibile della lingua parlata. Allora si può, anzichenò.

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a domanda risponde Alessandro Marchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 19 Febbraio 2010 00:00

Parada Ópera è un testo che si situa, con consapevolezza e determinazione, in un preciso contesto storico: la Spagna dei primi anni zero – vista attraverso gli occhi di due italiani emigrati a Madrid. Per essere ancora più precisi, gli occhi che guardano questa realtà, che la esplorano, che ne rimangono a tratti affascinati a tratti delusi sono quelli di due persone che non si sentono più tanto giovani, avendo passato la soglia dei trent’anni e sentendone abbondantemente il peso.

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dalì ha ragione (anche no) PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Rossi   
Venerdì 05 Febbraio 2010 00:00

Dalì insegna a dipingere il cielo e la carne, e poi spiega perché il Verde Veronese è il Maresciallo di Tutti i Verdi, e raccomanda di iniziare a disegnare la figura umana partendo dall’alluce, perché “partire dalla testa sarebbe un errore imperdonabile”, e questa non è mica una spiegazione, è una ripetizione dello stesso concetto, esatto, concetto che come tutti gli altri è narcotizzato dall’apparizione finale della mano dell’angelo che spazza via ogni coerenza.

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Appunti per una rielaborazione del [r]utto PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 22 Gennaio 2010 00:00

Ci ho messo un po’ di tempo, a digerirla, quella poesia, anche perché gli effetti della digestione erano un paradosso etico. La bomba-rutto. Ma poi negli anni se ne sono sentiti di rutti, che ci si è fatta l’abitudine, dei rutti usati, come da bambini, per dire parole, o frasi – e io non ci vado, non ci posso andare, perché la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché da giovane militavo tra – hai capito – quegli altri, e la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché il 2 agosto di solito sono in Sardegna, e poi – lo sai – la piazza è ideologizzata RUTTO Fioravanti libero RUTTO Fioravanti libero, soprattutto, che il giorno dopo rilascia interviste a destra e soprattutto a sinistra [...]

 

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Anche il nostro viso (Storia di un lifting collettivo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 25 Dicembre 2009 00:00

Non ci poggiamo le mani sulle spalle,
non ci confortiamo a vicenda. Il conteggio
è amaro: chi di noi è partito, chi resta,
le mani impegnate a tirare linee
sulle mappe. Nessuno è morto...

 

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A domanda risponde Laura Pugno PDF Stampa E-mail
Scritto da Marialuisa Fascì Spurio   
Venerdì 18 Dicembre 2009 00:00

Laura Pugno :: L’adolescenza è il passaggio della linea d’ombra, il momento in cui il nostro essere “mutaforma”, a differenza che nell’infanzia, può essere vissuto improvvisamente con angoscia. Nelle società tribali, è il momento in cui si diventa adulti e si fanno i conti con la morte: la possibilità di infliggerla, di riceverla, di vederla nelle persone care.

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A domanda risponde Dora Albanese PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Merico   
Sabato 12 Dicembre 2009 00:00

Dora Albanese :: Molti critici hanno definito questa raccolta di racconti un vero e proprio romanzo a puntate, per una serie di elementi anche sopra citati. Il filo conduttore del libro è la maternità, affrontata da personaggi tutti diversi per età e luoghi: si passa infatti da un Sud arcaico ad una Roma forse troppo moderna.

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Cartoline dai confini dell’europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 11 Dicembre 2009 00:00

Risalire dalla caletta alla scogliera
e alle sue grandi lingue di terra protese,
cara sagres, è stato un tradimento
consumato nella tristezza
dei mozziconi di sigaretta, spezzando il respiro
con asprezza, a gambe tese,
come se non si dovesse, stracciando il pensiero,
navigare a vista
oltre le colonne d’ercole

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cinquecento PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Roghudi   
Venerdì 04 Dicembre 2009 00:00

arriva marrone vestito la macchina rossa l’uomo attento parcheggia sporge attento troppo avanti troppo indietro retromarcia accesa troppo lento marrone lento giacca di velluto con la portiera aperta la gamba fuori ancora seduto romba motore romba prima di spegnersi girare la chiave uscire lento sistemare la cintura vecchia macchina rossa ruggine a punti dietro e davanti rossa lui marrone documenti in mano caramelle di menta di uomo chiavi in mano chiusura energica sguardo a destra a sinistra dritto davanti ruggine a punti anche dietro a punti la ruggine sfondo rosso di macchina chiusa a chiave la portiera

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A domanda risponde Ilaria Giannini PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Tirelli   
Venerdì 20 Novembre 2009 00:00

Ilaria Giannini :: In Facciamo finta che sia per sempre ho voluto declinare il tema dei rapporti d’amore in diverse storie e personaggi che hanno un unico denominatore comune: provare un sentimento forte e non essere maturi per gestirne le conseguenze, per questo i loro rapporti sono problematici e instabili.

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Che cos’è la fantascienza? PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Gianetti   
Venerdì 30 Ottobre 2009 09:14

Che cosa è realmente, intimamente, la fantascienza? Letteratura d’evasione, cappa e spada in salsa interstellare, puntualmente relegata ai margini del mainstream letterario? La figlia minore del filone fantastico ottocentesco in versione tecnologica? Oppure, come ha giustamente osservato Antonio Tirelli nella sua recensione al libro di Centamore, un tipo di “letteratura politica” che focalizza il suo interesse nei confronti “dell’umano”?

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A domanda risponde Gherardo Bortolotti PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Tirelli   
Venerdì 23 Ottobre 2009 00:00

Gherardo Bortolotti :: mi sembra che molti autori si pongano il problema di utilizzare moduli alternativi alla narrazione tradizionale e che riescano magari a portare avanti, in alcune sedi, una ricerca di questo tipo. Tuttavia, nel momento in cui si pongono la questione di “pubblicare un libro”, ecco che sentono come strada obbligata la scrittura di un romanzo o di una raccolta di racconti. Come se davvero non ci potesse essere altro!

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Quale ruolo per la Letteratura di Fantascienza? PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio F. Centamore   
Mercoledì 14 Ottobre 2009 09:18

Leggendo la tua recensione, caro Antonio, sono stato colpito da una frase in particolare: «Dopo essersi distinta, lungo tutto l’arco del Novecento, come letteratura politica, essa [la fantascienza] è stata progressivamente marginalizzata, sovente essendo liquidata come scrittura di mestiere o intrattenimento».
Questa considerazione della SF come letteratura politica mi ha davvero incuriosito. Ho pensato all’accezione aristotelica di politica, cioè come insieme delle dinamiche socialmente strutturate (alleanze, gerarchie, ordinamenti), e subito ho pensato che tu avessi voluto riferirti alla fantascienza come spirito critico di tali dinamiche.

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