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Scritto da Davide Gianetti
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Giovedì 08 Aprile 2010 00:00 |
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Siamo in un prossimo futuro, all’interno dello Stato Unico, un alveare sociale perfetto, organizzato secondo criteri puramente matematici. La pace mondiale regna incontrastata e la felicità individuale coincide con quella collettiva. D-503, il protagonista, annota ogni giorno eventi e riflessioni su un diario personale, anfratto residuale di un io per altri versi interamente pubblico, dove il vetro dei palazzi, delle strade e delle case rispecchia efficacemente quel bisogno patologico di controllo assoluto che lo stato totalitario e la sua guida suprema, il Benefattore, avvertono come l’unico mezzo possibile di osmosi sociale. E proprio grazie al potere della scrittura, D-503 inizierà a nutrire dubbi su questo “migliore dei mondi possibili”, prendendo coscienza dell’assurdità della propria condizione e della natura artificiale e alienante di un’esistenza vissuta su basi geometrico – razionali. Considerato l’ispiratore di Huxley e Orwell, Zamjatin denuncia l’utopia della società perfetta, quella sovietica ma anche quella industrializzata dell’Occidente, accomunate entrambe dalla degradazione estrema dell’essere umano, ridotto a sacrificabile ingranaggio di un meccanismo sociale più grande di lui.
[Evgenij Zamjatin, Noi, Lupetti editore, Milano 2007] |