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I racconti del pesce che piange e che ride |
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Scritto da Alfio Genitron
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Giovedì 03 Giugno 2010 00:00 |
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Vi sono racconti d'acqua dolce e racconti d'acqua salata, più un racconto di acque affluenti e confluenti; quest'ultimo è quello più breve, la narrazione suona come una canzone: «Qui senza più spazio al sonno o al sogno c'è un dubbio più concreto del dolore.» Oppure, sempre fermi nel racconto che si prende sia l'acqua salata che quella dolce, «diamoci l'estrema unzione e come pesci andiamo, dal fiume, verso il mare.» Oliviero Malaspina si nasconde, gioca con la lingua, racconta solitudini e ossessioni, provincia e città. Il riso che L'estate del Cerruti ci regala è di sale amaro; Clotilde Regina è dolce amore al termine della notte; il mago Zot cura quelli come noi, «con ragantele di sogni a soffocare il cervello e costellazioni di illusioni a craparci il cuore.» E poi la voce dell'Ente Turismo avvertita appena fra I bagliori culturali di un fine estate a Verza, Principato di Trombonia: Do you like Trombonia? Yes - risponde il turista - me piasce Princippatto de Trombognia. In copertina, il pesce che piange e che ride salta da un mare nero di petrolio o di inchiostro; perché piange e perché ride lo sapremo dopo aver letto i suoi racconti. Forse.
[Oliviero Malaspina, I racconti del pesce che piange e che ride, Edizioni Saecula, Montorso Vicentino (VI) 2009]
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