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Eleonor e le gardenie PDF Stampa E-mail
[racconti]
Scritto da Massimiliano Città   
Mercoledì 28 Luglio 2010 00:00

E talvolta nei rari momenti di lucidità, quando sei presente a te stessa, finisci per chiederti stupidamente come una bimba di fronte l'esistenza di babbo natale, ma m'amano davvero? Tutti in fila, davvero m'amano? E poi, con un sorrisetto che non saprei definire concludi che sì. T'amano. T'amano fino a tal punto da fornirti da sé di roba. Ti riempiono come un tacchino farcito e tu sei bell'e contenta. Fino alla prossima dose. Io ho smesso, e poi ripreso. Adesso sono qui. Con la profonda convinzione di sapere che è l'ultima volta.

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Milano non esiste PDF Stampa E-mail
[libri]
Scritto da Marialuisa Fascì Spurio   
Lunedì 26 Luglio 2010 00:00

milano non esiste, dante maffìaL’emigrante è l’affannoso centro del romanzo di Maffìa, la frustazione dello sdradicamento, l’emarginazione un po’ voluta, un po’ subita, la lontananza dagli affetti: “Gli emigranti sono vermi fuori posto, non vivono nella mela dove sono cresciuti, nella ciliegia sull'albero, ma dentro un piatto estraneo e rischiano d'essere schiacciati a ogni istante.”

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Passaggi per il bosco 010 :: il programma PDF Stampa E-mail
[collaborazioni]
Scritto da Redazione   
Domenica 25 Luglio 2010 08:50

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Aforisme di corte 15 PDF Stampa E-mail
[modi verbosi]
Scritto da Dario Falconi   
Venerdì 23 Luglio 2010 00:00

Il Professore universitario sostiene che il Tiranno ha distrutto l'Università e che bisogna fare la Rivoluzione.
Eppure presiede concorsi fasulli, insegna contemporaneamente in università pubbliche e private, non riceve gli studenti.
Il Giurista sostiene che il Tiranno ha distrutto la Giustizia e che bisogna fare la Rivoluzione.
Eppure non dimentica mai di far eseguire il provvedimento di sfratto contro la vedova del cassaintegrato e corrompe (o si lascia corrompere da) giudici e colleghi al fine di vincere (o perdere) una causa.

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Scalzi e con gli occhi ridenti PDF Stampa E-mail
[racconti]
Scritto da Ilaria Demurtas   
Mercoledì 21 Luglio 2010 00:00

Sono le nove. Corro via per imbarcarmi. Ti cerco con gli occhi. Dove sei. Mi hai chiamata in albergo: “Vengo da te”, queste son state le tue parole. Tremo e il caldo soffoca. M’incanto; il mare riflette colori smorti, lordi, torbidi che si fondono al bianco del traghetto. E vedo una passerella sul mare.
Salgo. Ti troverò lassù ad aspettarmi. Sento l’odore della nave. Di cosa sanno le navi? Di un viaggio a Genova, quando avevo un anno, insieme ai miei genitori. Conservo una foto: sono seduta in un letto. Non guardo l’obiettivo, ho tra le mani un profumo. Il mio sguardo è rivolto a destra, la bocca aperta, gli occhi grandi sgranati, le guance colorate da due rossetti, i capelli lisci a caschetto, la frangia.

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Fantasmi vesuviani PDF Stampa E-mail
[le quarte]
Scritto da Satya Marino   
Lunedì 19 Luglio 2010 00:00

Fantasmi vesuviani è un viaggio nel mondo intellettuale di una Napoli che sempre fatica ad aprirsi all’internazionalità delle città europee, conservando il proprio millenaristico spirito decadente, sospesa tra avanguardia e tradizione.
[le quarte di copertina di malicuvata]

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Una voce dall’oltretomba PDF Stampa E-mail
[modi verbosi]
Scritto da Tod Robbins   
Venerdì 16 Luglio 2010 00:00

Ho lavorato tutta la vita come un’ape e molti avrebbero voluto saccheggiare il mio alveare. Ecco, adesso ce l’hanno, sono felici. Almeno non desiderano più la mia morte, è una soddisfazione. Sono tranquilli, mi credono al sicuro sottoterra, e dicono d’essere cristiani!
Io ho un nipote, un tipo grassoccio e avido. Se ne sta lì con un’espressione da idiota; ma è furbo lui.
Non mi piace, così l’ho sempre tenuto vicino a me. Uno scorpione è meglio tenerlo di fianco che alle spalle.
Spesso mi chiedeva: «Zio, sei ricchissimo, non è vero?» E io, per non dare nell’occhio, rispondevo: «Beh, dipende, ho un paio di milioni.»
La sua bocca rotonda e umida si apre appena,  i suoi occhi sono piccoli e assonnati come coperti da una sorta di pellicola. È un tipo maledettamente avido.

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Elephant PDF Stampa E-mail
[racconti]
Scritto da Elena Marinelli   
Mercoledì 14 Luglio 2010 00:00

Quando io ero piccolo, c’era un tizio che lavorava nella casetta qua accanto; usciva con un giubbotto verde acido e una bandierina rossa, premeva un bottone e l’asta si alzava.
Poi un giorno è caduto indietro, per uno sbilanciamento, tra i campi d’ortiche sul ciglio della strada e da allora hanno automatizzato il passaggio.
Però adesso quando deraglia la littorina non lo sappiamo mai.

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In questo bar non consuma nessuno PDF Stampa E-mail
[libri]
Scritto da Fabio Mele   
Lunedì 12 Luglio 2010 00:00

in questo bar, zanobbi, fabio meleZanobbi ci regala uno spaccato sociale, quello degli anni Settanta appunto, vissuti nell’area marchigiana, dove micro e macro-vicende si fondono in un unicum. La storia coinvolge il lettore nella vita di tutti i giorni del protagonista, dall’adolescenza alla gioventù, dalla sua famiglia al gruppo di amici, dal bar in cui si ritrovano alle avventure con le ragazze, fino all'età adulta.

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Che c'è per cena? PDF Stampa E-mail
[racconti]
Scritto da Tommaso Chimenti   
Venerdì 09 Luglio 2010 00:00

«Avanti», disse da dentro una voce maschile annoiata. Forse ero il duecentesimo di quel pomeriggio che andava da lui a chiedere informazioni su quel lavoro. Aprii la porta e salii il gradino improvvisato con due mattoni sbertucciati sugli angoli. Entrai guardandomi intorno. Vedendolo da quella prospettiva dentro non era così minuscolo e claustrofobico come da fuori immaginavo. Sulla destra in fondo c’era una scrivania in legno chiaro ed una sedia in finta pelle con le rotelle ed un uomo che ci si dondolava in avanti. A guardarlo fisso faceva venire il mal di mare. Sulla sua sinistra una stufetta che buttava un gettito continuo d’aria calda. Doveva essere bollente. L’orecchio sinistro del tipo al tavolo era incandescente. Ci si sarebbero potute cuocere due uova sopra.

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Con gli occhi sul soffitto PDF Stampa E-mail
[racconti]
Scritto da Mattea Rolfo   
Mercoledì 07 Luglio 2010 00:00

Si aggirava per la cucina, cercando nei cassetti qualcosa da sgranocchiare. Avrebbe addentato anche il sottopentola di legno a forma di grappolo d’uva, ma solo nel caso in cui non ci fosse stato proprio niente di commestibile, se non altro per spaccarcisi su i denti e provare un qualche dolore che lo distogliesse dal vuoto che aveva nello stomaco. Invece trovò un pezzo di pane, e in frigo un tozzo di pecorino con una crosta spessa e dura. Il formaggio era una pietra spessa e dura come spessa e dura era la crosta, e come una pietra di montagna indossava un’aureola di muffa, verde e rigogliosa. Raschiò nervosamente tutta quella vegetazione abusiva, quindi attaccò la crosta.

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Passaggi e altri abbandoni PDF Stampa E-mail
[libri]
Scritto da Marco Mazzucchelli   
Lunedì 05 Luglio 2010 00:00

ravasio, passaggi e altri abbandoniSi tratta di uno di quei romanzi formati da più storie, che in partenza viaggiano su sedi proprie per poi intersecarsi gradualmente, fino a creare una rete di rapporti e relazioni condivise. Nello specifico qui abbiamo 4 storie principali: un ex calciatore di seria A finito nel dimenticatoio, un carcerato che ha a che fare con un processo di riabilitazione sociale, un immigrato ucraino bellissimo, un ragazzino che conosce gli abbandoni. Attorno a queste 4 storie gravitano altri personaggi, con altrettante storie e accadimenti minori.

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in tre, vista PDF Stampa E-mail
[modi verbosi]
Scritto da Elena Marinelli   
Venerdì 02 Luglio 2010 00:00

Questa la so. L’originalità ha finito, non si possono attaccare le etichette sulle cose: l’arte, se vogliamo parlare di arte, non è nel dominio della legge, non sta nel diritto. Posso dire cosa penso dell’originalità nell’arte? Non mi interessa da dove l’hai preso, voglio solo sapere dove lo stai portando, e possibilmente ne vorrei un pezzo. Questa l’ho scritta l’altro giorno, e non è nemmeno mia (è di Godard, tipo). E poi Daniele Luttazzi ha usato la semiotica per respingere le accuse di plagio che gli stanno piovendo addosso e un intero capitolo della mia tesi (in semiotica) era dedicato al furto: io sto dalla parte dei ladri, di solito.

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